Prova su strada by Motorbox

COM’È Ci fosse una bandierina tricolore appiccicata da qualche parte non si scandalizzerebbe nessuno., Invece, anche se cercate bene troverete solo loghi a tre diapason. La nuda Yamaha va a colmare un piccolo vuoto nella prodigiosa gamma della Casa e lo fa sfruttando a fondo la conoscenza tecnica italiana. La Bulldog non solo nasce negli stabilimenti Belgarda di Gerno di Lesmo (dove già vengono realizzate le enduro TT) ma è frutto di un progetto tutto italiano, dall’inizio alla fine. Così come italiani sono la maggior parte dei componenti, esclusi freni, motore e steli forcella. Una bella soddisfazione no? Anche perché la naked Yamaha è davvero ben riuscita.

CURA DEI DETTAGLI La Bulldog ha tutte le carte in regola per piacere. Innanzitutto è una naked, moto che ultimamente vanno per la maggiore, poi incarna alla perfezione quello che è lo spirito che anima queste moto. A vederla di lato è gobbuta come un bisonte pronto a caricare: il serbatoio alto, la sella scavata, la coda corta riempiono la Bulldog d’aggressività. È essenziale ma ricca di personalità e, soprattutto, molto curata nei particolari. Va detto però che nel suo styling troviamo molti dei concetti lanciati da moto che hanno fatto la storia del settore, come la Ducati Monster o la Buell X1. A partire dal motore, un bicilindrico a V raffreddato ad aria derivato da quello della custom di casa, la Dragstar (ma guarda un po’ proprio come una tal moto americana che fa tanto tendenza). Lo stesso principio vale per il telaio composto da grossi tubi d’acciaio a cui il motore è praticamente appeso.

MOTORE IMPORTANTE Proprio il motore è uno degli elementi dominanti del Bulldog look. Due cilindri lunghi, grossi, e tutti alettati fanno sempre una gran scena. Sulla Dragstar questo twin è rutilante di cromature, qui invece è completamente nero, colorazione che comunque non riesce a snellirne le forme importanti, che poi è proprio l’ultima cosa di cui la Bulldog aveva bisogno.

PIACERE A TUTTA COPPIA Poche le variazioni rispetto alla Dragstar e tutte studiate per dare maggior carattere al propulsore giapponese. I due cilindri respirano ora attraverso un airbox maggiorato, ne ha tratto beneficio la coppia ora di 88 Nm a soli 4500 giri. Poco più sopra c’è il picco di potenza: 65cv a 5500 giri. Eccovi, già vi sentiamo… Ma come, una moto con un look così cattivo con numeri così tranquilli? È vero, chi si aspettava la solita fornitissima scuderia di puledri pronti a sparare la Bulldog a velocità da proiettile ha un po’ storto il naso. Avranno ragione loro o la Yamaha che ancora una volta, coraggiosamente, propone una moto a suo modo innovativa? Sarà il mercato a stabilirlo. Per il momento… Pleasure, piacere. Basta una semplice parola per spiegare il concetto ispiratore della Bulldog, che vuole anche dimostrare che il piacere di guida prescinde dalla potenza pura.

GENTE TRANQUILLA Del resto, nel target della Bulldog non ci sono solo i piloti “raspatutto” ma soprattutto chi vuole godersi la moto in tutte le situazioni senza affanno: dal commuting quotidiano, alla gita fuoriporta, al turismo a largo raggio. Sì, perché la BT 1100 vuole facilitare la vita e anche la manutenzione visto che al retrotreno spunta un pulitissima trasmissione a cardano (l’albero è ben nascosto in un finto forcellone a sezione quadrata come sulla FJR) simbolo stesso di longevità.

FRENI DA PISTA I freni invece tradiscono nobili origini sportive: affiancate al doppio disco anteriore da 298 mm spuntano le pinze monoblocco che già abbiamo visto sulle sportivissime della Casa di Iwata; la forcella è a steli tradizionali da 43 mm e si può regolare nel precarico, così come il mono ammortizzatore che lavora mosso da leveraggi progressivi.

IRON MADE Se in Yamaha volevano fare una moto che trasmettesse solidità, ci sono pienamente riusciti. La Bulldog è una moto di metallo, nel vero senso della parola. Ogni particolare è un trionfo di alluminio e acciaio satinato, dalle belle “guance” che coprono la parte anteriore del telaio al codino, passando per particolari chic come le protezioni per la forcella o il carterino che protegge la pompa del freno posteriore. Insomma, di plastica a bordo la BT 1100 ne ha pochissima e quella che c’è quasi non si vede. In compenso l’acciaio si sente, nel senso che sulla bilancia la BT fa segnare 229,5 kg a secco.

PREZZO OK Aggiungete l’interasse consistente (1530 mm) e avete la sua carta d’identità completa: una nuda all round con un’immagine da urlo e tanta attenzione per i particolari. Ah, manca una voce: costa poco. Il prezzo non è ancora stato ufficializzato ma dovrebbe attestarsi tra i 16 e i 17 milioni. Per una moto così ben fatta ci sembrano ben spesi.

COME VA Bella la Bulldog, anche quando ci sali in sella. Sotto gli occhi ha particolari che colpiscono e appagano. Anche la strumentazione propone qualcosa di piacevolmente nuovo. Nel grosso strumento circolare sono racchiusi tachimetro e contagiri, in un piccolo pannello circondato da una cornice satinata ci sono le spie (anche quella della riserva carburante), sotto l’ormai immancabile display LCD con orologio, totalizzatore e due parziali. C’è tutto, e tutto è ben fatto e piacevole allo sguardo (anche se le spie con tanta luce si vedono un po’ poco).

PER TUTTI L’approccio che la Bulldog vuole dare a chi ci sale in sella è dunque di immediata confidenza. Il serbatoio, imponente allo sguardo, si snellisce proprio dove devono passare le gambe; la sella è bassa (770 mm), un altro aiuto a chi è alle prime armi con le due ruote. Manbubrio largo e comandi di burro chiudono il quadro amichevole che la Bulldog ha disegnato per noi.

MANI A POSTO La posizione di guida è molto rilassata, busto quasi dritto, mani correttamente appoggiate sul largo manubrio e pedane appena rialzate. Una posizione che vuole essere soprattutto comoda ma che non manca di un certo senso di dominio sul mezzo. Così riesce facile pilotare senza alcuno sforzo i 230 kg, che alla fine si fanno sentire solo nelle manovre a motore spento.

SOPRATTUTTO DOCILE In movimento, invece, la Bulldog si rivela subito docile e intuitiva. Ben inseriti in sella ci si lascia trastullare dal tranquillo frullare del bicilindrico, che si fa sentire solo per il suo battito lento e viscerale e non per le vibrazioni che sulla Bulldog sono praticamente assenti.

FATELA TROTTARE Il motore è nato per le moto custom e non tradisce le sue origini: 65 cavalli e 88 Nm non sono numeri tali da far gridare al miracolo ma se l’intento di Yamaha era quello di fare una moto stress free, da godersi in relax in ogni situazione, questa è allora una motorizzazione azzeccata. Godibile questo Twin, soprattutto dai 3000 ai 5500 giri dove offre il meglio di sé, non senza una certa verve. Inutile insistere a voler vedere il limitatore a tutti i costi: a 6000 giri inizia già il rosso, a 6500 scatta il taglio all’accensione.

VELOCE QUANTO BASTA L’erogazione è piatta, nel senso che non ci sono picchi o vuoti di potenza tutto avviene in modo molto lineare, pacato e senza strappi, anche quando si usano i regimi più bassi. Insomma, l’avrete capito, se sollecitata, la meccanica non si tira indietro ma la cosa migliore è dimenticarsi della zona rossa e infilare le marce una dietro l’altra in souplesse per gustarsi la progressione del big block giapponese, che, tutto sommato, si difende anche quanto a prestazioni pure. Poco lancio e si vedono gli oltre 190 indicati; abbassandosi si vede anche qualcosa di più, con la lancetta in piena zona rossa e il limitatore che entra in funzione anche in quinta… In autostrada si apprezza anche la palpebra fumé che svolge molto bene il proprio compito alleggerendo dalla spinta dell’aria il busto del pilota. Così si riesce a viaggiare tranquillamente anche a 160 indicati.

CURVA DOPO CURVA Fuori dall’autostrada la Bulldog trova il suo habitat ideale. Ancora una volta si nota come in Yamaha abbiano voluto privilegiare il comfort e la guida rilassata. Le sospensioni molto “assorbenti”, ma anche morbide, sostengono adeguatamente la moto solo fintanto chè non ci si fa prendere dal prurito. La Bulldog vuole una guida morbida, con traiettorie rotonde e raccordate, dove si sfrutta il tiro del motore. Utilizzata in questo modo la nuda Yamaha sa regalare anche delle belle soddisfazioni e può anche tenere ritmi allegri senza affanno. Cullati dal caraccollare del motore si gode appieno di quel “pleasure” che era l’obiettivo degli uomini Yamaha. Questa è la vera indole della Bulldog.

NON AMA LA FRENESIA Se la guida invece si fa troppo aggressiva ecco che salta fuori qualche scompenso. Interasse e peso importanti non influiscono sulla maneggevolezza. Certo la BT non è un fulmine, ma scende in piega relativamente rapida e omogenea. Con sospensioni così morbide, però, la luce a terra non basta e le pedane toccano terra fin troppo presto. L’assetto morbidone, insomma, mal sopporta la guida frenetica fatta di violente staccate o scalate repentine, anche perché, non dimentichiamolo, li dietro lavora un cardano. Già, viene piuttosto facile dimenticarsi della trasmissione ad albero quando si sta su una Yamaha. E il cardano della Bulldog non fa differenza, morbido e preciso non si fa mai sentire se non quando, appunto, si vuole esagerare. Ma, in generale è tutta la trasmissione della Bulldog a passare l’esame a pieni voti con un bella frizione e un cambio appena un po’ lungo.

FRENI IN ESUBERO Nei tubi dei freni scorre il sangue blu delle sportivissime di Iwata e si sente. La terna deputata al rallentamento non si smentisce nemmeno sulla Bulldog; i suoi 230 kg sono uno scherzo per chi è abituato a staccate da 260 all’ora. Anzi, addirittura si ha l’impressione che l’impianto sia sovradimensionato per l’indole pacifica della BT 1100. La forza di due dita è sufficiente a far “cantare” il pneumatico anteriore. L’aggressività della frenata arriva a mettere in crisi la forcella, che affonda troppo repentinamente andando a scaricare il retrotreno. Così, alla fine, anche il disco dietro diventa esuberante arrivando al bloccaggio. Regolando il precarico con gli appositi registri il comportamento della forcella migliora e la frenata si fa più sfruttabile.
Look, piacere di guida e prezzo competitivo sono dunque i punti forti della Bulldog, una moto che ci sentiamo di consigliare anche a chi è alle prime armi con le due ruote a motore. Ha un motore pacifico, è godibile dappertutto e soprattuto… è bella.

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